giovedì 13 giugno 2013

La teoria del suocero allegro ovvero ... dell'imprenditore determinato


Quando mio suocero deve affrontare una impresa apparentemente difficile, è solito chiedere retoricamente: "che ci vuole?".
Doveva trasformare una ex macelleria equina in un confortevole ufficio. Per me questo progetto edilizio era fonte di preoccupazione, risolvibile solo affidando un incarico a persone del mestiere. A pagamento. Rischiando così di pervenire ad risultato diverso da quello immaginato. 
"Non se ne parla, lo faccio io, che ci vuole?". Una tale sicurezza può inizialmente essere confusa con una propensione a minimizzare i problemi. Ma credendoci - e lavorando sodo - il suocero ha fatto un ottimo lavoro. Se gli ricordi che, tuttavia, l'impresa giunta a buon fine non è stata poi così semplice, lui candidamente ti dice: "l'importante è realizzare quello che si è progettato, portarlo a termine".
Ora qui affermo: ha ragione mio suocero! Non a caso ho utilizzato il termine "impresa". Perché mio suocero ragiona come dovrebbe fare un vero imprenditore. Non si tratta di minimizzare gli ostacoli o di essere imprudente, ma di conservare la fiducia nelle proprie capacità e la curiosità per i mari inesplorati e le vette impervie al fine di raggiungere la destinazione a cui si è rivolto lo sguardo. 
Che ci vuole? Umiltà, desiderio di imparare, passione e fiducia nelle capacità del corpo e della mente, ottimismo supportato da idee solide e piani sostenibili. 

Chapeau caro suocero, La prendo in giro ma ammiro la Sua stoffa di imprenditore che prescinde dal Suo vero mestiere. (E sono pure ruffiano, ndr)

La "teoria del suocero allegro" non prevede che tutti si buttino in iniziative rischiose. Anzi, può rientrare nella teoria anche un individuo particolarmente avverso al rischio: quando questi decide di mettersi in moto - avviare un'impresa, realizzare nuovi investimenti per la propria azienda, innovare il prodotto, accedere ai mercati esteri - vuol dire che ha scelto a ragion veduta e con la salda intenzione di portare a termine il suo progetto.
Arriva il momento in cui ogni imprenditore, che sia o meno propenso al rischio, deve saltare il fosso e dimostrare di avere lo spirito del combattente nell'agone della libera concorrenza. Proprio come il bruco che, diventato farfalla, è chiamato ad uno scatto di ali per vivere in armonia con i suoi simili ed il suo habitat.
L'insuccesso è possibile, ma va compensato dalla fiducia dell'imprenditore-suocero nel raggiungimento di traguardi sempre nuovi. 

Il suocero allegro è come Ulisse, che è sempre curioso e, pure nella sventura, non si arrende mai. E' un po' Napoleone, perché per invadere il mercato, così come il Corso invase mezza Europa, ci vuole determinazione ed un pizzico di sana arroganza (prestando tuttavia attenzione a non finire nella steppa russa!). Il suocero-imprenditore è anche un po' Candido, fiducioso nel futuro ma senza prendersi troppo sul serio. 
In fondo è un sognatore, ma senza il distacco del mero idealista: si misura con le sfide, tocca con mano il martello, la chiave inglese ed il cacciavite ed in piccolo riesce anche ad apportare cambiamenti al contesto in cui opera. Un misto tra Gandhi, Yunus il banchiere dei poveri, Obama ed il creatore di una famosissima crema spalmabile al cioccolato e nocciole che con semplici ingredienti continua a rendere felice mia moglie (guarda caso, la figlia di mio suocero).

Cari imprenditori e aspiranti imprenditori, la chiave del vostro successo è quindi la teoria del ... suocero allegro. 

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